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Consulta AICA: Individuate criticità, porre rimedio con urgenza per evitare  ri-privatizzazione

Consulta di AICA, firmato, il Presidente Alvise Gangarossa: 

Individuate una serie di criticità alle quali dover porre rimedio con urgenza, posto che il permanere delle condizioni di sofferenza e l’assenza di adeguate iniziative volte a fronteggiarle, pongono il Gestore del servizio idrico integrato in provincia di Agrigento, nella condizione di non poter garantire l’economicità, l’efficacia e l’efficienza del servizio, con il rischio di future ri-privatizzazione (Legge 05/08/2022, n. 118); eventualità, questa, che la Consulta e le Associazioni che la compongono cercheranno di scongiurare con fermezza, nell’interesse degli utenti e delle comunità locali.

A seguire una relazione dettagliata e circostanziata delle criticità rilevate e relativi correttivi da applicare.

Nota inviata: 

Al C.D.A. di AICA

Al Collegio dei Sindaci Revisori di AICA

Al Presidente dell’Assemblea dei Soci di AICA

Al Presidente di ATI

Ai Sindaci dei Comuni soci

E per conoscenza a S.E. Il Prefetto di Agrigento

Oggetto: riscontro della documentazione ottenuta dalla Consulta previa istanza di accesso agli atti – interventi necessari e urgenti.

La Consulta di AICA ha promosso, con nota prot. n. 0052693-2022 del 21/09/2022 un’istanza di accesso agli atti, con richiesta di ottenere via e-mail, nello specifico, la seguente documentazione:

 1) attiriguardantiilPianoProgramma;

2) Piano degli investimenti;

3) provvedimenti adottati o da adottare per ri-equilibrare il conto economico aziendale, oggi in sofferenza;

4) Quanto il C.D.A. reputi necessario per meglio illustrare l’operato per la riduzione delle sofferenze aziendali;

5) motivazione circostanziata dell’impasse sulla nomina del Direttore Generale e relativi provvedimenti da attuare in tal senso

6)relazione del direttore generale sul proprio  operato con l’indicazione degli strumenti attivati per le criticità riscontrate.

 In data 26/10/2022 è stata riscontrata l’istanza summensionata con l’invio del Bilancio d’esercizio al 31/12/2021, del Piano Programma del 11/01/2022 e del verbale del C.D.A. del 24/06/2022 relativo all’attribuzione delle funzioni di Direttore generale all’ing. Fiorino.

Con ulteriore nota prot. n. 0061824-2022 del 31/10/2022, la Consulta rileva l’assenza di parte della documentazione ottenuta a seguito dell’accesso agli atti e ne reitera la richiesta entro i termini di legge. Richiesta mai riscontrata dal C.D.A.

In seguito, l’unica iniziativa nota di rilevanza economica, da parte di AICA, su impulso del Direttore Fiorino, è la richiesta di accesso ai dati anagrafici dei Comuni per la quantificazione delle utenze cessate che continuano ad usufruire dei servizi di fognatura e depurazione, prot. n.0061237-2022 del 27/10/2022.

In primis la scrivente stigmatizza il mancato riscontro dell’ultima istanza che non consente la rappresentazione di un quadro chiaro ed esaustivo della condizione aziendale e limita fortemente il principio di trasparenza a cui un’azienda pubblica dovrebbe conformarsi. Tuttavia la parziale documentazione ricevuta consente alla scrivente di individuare una serie di criticità alle quali dover porre rimedio con urgenza, posto che il permanere delle condizioni di sofferenza e l’assenza di adeguate iniziative volte a fronteggiarle, pongono il Gestore del servizio idrico integrato nella condizione di non poter garantire l’economicità, l’efficacia e l’efficienza del servizio, con il rischio di future ri-privatizzazione (Legge 05/08/2022, n. 118); eventualità, questa, che la Consulta e le Associazioni che la compongono cercheranno di scongiurare con fermezza, nell’interesse degli utenti e delle comunità locali.

A seguire una relazione dettagliata e circostanziata delle criticità rilevate e relativi correttivi da applicare.

Sintesi delle risultanze del bilancio aziendale al 31-12-2021

Il Collegio dei Revisori dei Conti, nella relazione redatta ai sensi dell’art. 30, comma 1, dello Statuto, ha rilevato «l’inadeguatezza dei metodi, delle procedure e degli strumenti adottati nello svolgimento dell’attività per garantire il rispetto della legge e dello statuto», invitando «l’organo amministrativo ad adottare le opportune azioni correttive» ivi indicate, tra le quali la «predisposizione del Regolamento di contabilità» e la «pubblicazione degli atti nel rispetto della normativa in materia di trasparenza».

Ha inoltre accertato che «la struttura organizzativa e le procedure interne non risultano idonee a garantire la conformità alle norme di legge ed a rilevare tempestivamente gli indicatori della crisi dell’impresa e la perdita della continuità aziendale», riferendo altresì delle «difficoltà nell’accertare la correttezza degli adempimenti posti in essere dagli organi amministrativi in esecuzione delle delibere degli organi sociali» ed evidenziando la «carente informativa circa la pianificazione economica e finanziaria relativa ad iniziative rilevanti sia per novità che per dimensione».

Il sistema di controllo interno, inoltre risulta «inadeguato in quanto non permette la chiara e precisa indicazione dei principali fattori di rischio aziendale e non ne consente il costante monitoraggio e la corretta gestione» mentre «L’assenza di organi preposti allo svolgimento di tale ruolo non consente la prevenzione di non conformità significative rispetto alla legge».

Al preoccupante quadro che emerge dalla suddetta relazione anche con riferimento ai dati esposti nel bilancio al 31/12/2021, chiuso con una perdita pari ad € 1.302.697, vanno aggiunte le seguenti criticità:

– mancato apporto collaborativo dei Comuni soci nell’agevolare il corretto svolgimento delle attività

  del Gestore, quali la mancata o incompleta ricognizione delle utenze soprattutto in relazione a quelle gestite dal Consorzio Acquedotto Tre Sorgenti e dal Voltano S.p.A.;

– il mancato pagamento di utenze comunali per complessivi € 800.000;

– il peso di alcune voci di bilancio quali l’acquisto dal fornitore d’acqua all’ingrosso Siciliacque (fatture emesse e scadute per circa € 4,2 mln);

– aumento del costo dell’energia elettrica, indicato come fattore determinante della negatività registrata nella rendicontazione dei primi 5 mesi.

Dal momento che molte delle criticità elencate dipendono dal mancato apporto collaborativo da parte dei Comuni soci e dell’ATI, non risulta che il CDA abbia sollecitato in tal senso tali soggetti. A tal riguardo reputiamo grave da parte di ATI il mancato ricalcolo del prezzo d’acquisto dell’acqua all’ingrosso al Gestore di Sovrambito, come sancito dal Consiglio di Giustizia Amministrativa con sentenza n. 666 dell’08/07/2021, e altrettanto grave la mancata sollecitazione a farlo dell’Assemblea dei soci di Aica e dello stesso C.d.A. vista l’attuale impossibilità del Gestore ad operare in regime di Full Cost Recovery e in regime di VRG, come previsto dalle norme.

Il Piano-programma

Con riferimento al piano-programma, la scrivente ritiene opportuno soffermarsi, in chiave critica, sui seguenti punti:

A pag. 2 del piano-programma si legge che tale piano «deve rappresentare il documento attuativo del Piano d’ambito, tenendo conto di quanto pervenuto dai vari comuni costituenti l’azienda». Non si comprende come i ventisette comuni soci di Aica, che non gestiscono il servizio idrico ormai da dodici anni circa, abbiano potuto dare una qualche indicazione al riguardo; inoltre, il Piano d’ambito non è stato più modificato dall’Assemblea, nonostante i Sindaci avessero in un primo momento manifestato questa volontà nella stessa delibera di approvazione del 29/12/2020.

A pag. 10 si prevede la concessione a 9 Comuni non salvaguardati di una finestra temporale per la cessione di reti e impianti in favore del Gestore Aica; tale previsione è da ritenere illegittima perchè non vi è una norma che lo consente; ciò dicasi anche con riferimento all’altra affermazione secondo cui rimarrebbero esclusi dal perimetro di Aica 8 Comuni salvaguardati. A tal proposito, a parere della scrivente, non è stato svolto alcun accertamento dell’esistenza dei requisiti al riguardo prescritti (art. 147, comma 2-bis, cit.; v. nota interpretativa del Ministero dell’Ambiente prot. n. 0007069 del 18/04/2016), non essendo sufficiente la mera “presa d’atto” dell’avvenuta produzione, da parte dei citati Comuni, di una «documentazione finalizzata a dimostrare il possesso dei requisiti di salvaguardia richiesti dal D.lgs 152/2006».

Peraltro, ad oggi, non risulta che gli stessi Comuni siano in possesso dei requisiti previsti in termini di istallazione dei contatori idrometrici, di adeguamento tariffario, di certezze sui dati qualitativi del servizio, di tutela del corpo idrico, di adeguamento degli standard depurativi, come fra l’altro si rileva dal Piano d’Ambito del 29/12/2020 (pagg. 172-173). Prova ne sia l’adozione del successivo Piano di Convergenza, al quale i Comuni salvaguardati devono allinearsi per ottenere ex-post i requisiti che avrebbero dovuto avere già all’atto della verifica, mai avvenuta.

  A parere delle scriventi non è possibile quantificare con certezza il concreto vantaggio che ne avrebbe il conto economico di Aica nel disporre compiutamente e con contezza dell’acqua degli 8 Comuni, in quanto in questi Comuni vi è una disomogenea condizione di misurazione della risorsa. È però ragionevole dedurre che riportare le gestioni salvaguardate nell’alveo di Aica consentirebbe di ridurre l’acquisto di acqua fornita da Sicilacque, con conseguenti vantaggi sul conto economico di Aica e in favore della riduzione rilevante dei costi di approvvigionamento.

A pag. 12 si indicano poi i Comuni non “salvaguardati” che dovrebbero essere già entrati in Aica, alcuni dei quali, ritardano nella cessione degli asset. I Comuni “ritardatari” sono Aragona, Sanbuca di Sicilia, Palma di Montechiaro, Camastra e Santa Elisabetta. I Comuni di Aragona, Sanbuca di Sicilia e Santa Elisabetta hanno comunicato l’effettivo subentro del gestore unico a far data dal 1 gennaio 2023, con oltre 12 mesi di ritardo e relativo danno economico per il Gestore. Sulle intenzioni dei due restanti Comuni riferisce a mezzo stampa il presidente Provvidenza: “…il Comune di Palma di Montechiaro […] non si sta ad oggi attivando per consegnare reti e impianti idrici, mentre per Camastra, Aica si sta attivando per diffidare l’amministrazione agli enti competenti.”

A pag.16-18 è sorprendente leggere che il grado di copertura delle reti fognarie è pari al 93,1% così come leggere che il grado di copertura del servizio di depurazione è pari a 81,54% con due depuratori attualmente non in esercizio. I dati indicati sono da ritenere inattendibili perché contrastanti con il report ufficiale di ARPA Sicilia in Provincia di Agrigento (anno 2019) e la situazione è tutt’altro che migliorata, poiché non vi è stato alcun intervento strutturale per migliorare e rendere efficienti gli impianti.

A pag.23 si analizzano le criticità in riferimento alle perdite idriche, molto consistenti nel nostro ambito (cfr. tabella pag 25/26), ma le soluzioni sono indicate nella sola realizzazione del Progetto REACT e riferite ad un generico richiamo ad altri interventi come il P.O. FESR SICILIA 2014/2020. Nessun intervento o iniziativa progettuale è prevista, da parte di ATI o di AICA, nell’ambito del PNRR, né sono previste altre voci di finanziamento allo scopo di ridurre le perdite già prima del 2024.

A pag.24 si espone la tabella recante il numero dei contatori da sostituire o istallare. Si rileva un numero intollerabile di utenze a forfait (23.297 su un totale di 158.706) per la sostenibilità delle casse di Aica; è necessario adottare un coefficiente perequativo per tali utenze, in attesa che vengano istallati i relativi contatori. Va osservato, sul punto, che non essendovi risultanze dei consumi effettivi in riferimento a tali utenze, quest’ultime comportano verosimilmente un notevole ammanco della risorsa idrica.

Da pag.27 a pag 32 si affrontano una serie di criticità del servizio quali le frequenti interruzioni delle turnazioni M2 (valore non conteggiato in tariffa), la qualità dell’acqua erogata M3, l’adeguatezza del sistema fognario M4, lo smaltimento dei fanghi M5, la qualità dell’acqua depurata M6, per le quali si indicano generiche soluzioni in riferimento agli interventi di finanziamento sul PNRR (ma non si indica per quali progetti) o al già citato REACT e al P.O .FESR SICILIA 2014/2020, con la prospettiva di migliorare il servizio a partire dal 2024. Data l’importanza delle criticità citate e la loro ricaduta sulla salute, sull’ambiente e sulla qualità del servizio la scrivente ritiene insufficienti ed estremamente generiche le proposte indicate.

Da pag. 40 a pag. 51 vengono affrontate le modalità di finanziamento dei programmi di

  investimento. Escludendo dall’analisi tutti gli interventi previsti del Commissario Straordinario per la depurazione, si rileva come non vi siano certezze di approvazione degli interventi PNRR sul settore fognario proposto dalla Regione Sicilia in data 01-07-2021 e 08-09-2021 per un importo totale di € 60.386.938, con il rischio concreto di ritiro delle somme stanziate per il mancato rispetto dei requisiti di accesso a tali fondi, tra i quali, non avere l’Ambito unico con Gestore unico. Per quanto attiene ai progetti finanziati da P.O. FESR e REACT EU, si noti come i progetti siano allo stato soltanto “preliminari” (in 10 casi su 15) e, con ogni probabilità, gli importi richiesti saranno da ricalcolare alla luce delle recenti rivalutazioni dei prezzari. Il cronoprogramma finanziario mostra, già oggi, un grave ritardo nell’assegnazione dei fondi. È quindi evidente la carenza di impegno e la relativa responsabilità sia dell’ATI che del Gestore.

Pag. 59: si noti come l’aggiornamento del MTI3 dovrà essere rivisto alla luce della delibera ARERA 639/2021/R/idr; e si osserva che peseranno sulla tariffa le variazioni apportate al PDA riguardo all’illegittimo riconoscimento della salvaguardia a 8 comuni che sarebbero dovuti entrare in Aica a partire dal 2023 e l’incremento del costo dell’energia, rispetto al quale si propone di intervenire solo a partire dal 2024.

A pag. 63 viene riportata la tabella relativa al «bilancio 2021 e previsionale 2022-2024».

Partendo dal bilancio previsionale dell’anno 2022 per proseguire con i seguenti anni 2023 e 2024, si rileva come le tre voci di incremento delle entrate previste, individuate rispettivamente nei «Comuni entranti nel perimetro di Aica da gennaio 2022» (€ 6.597.325,00), «incremento tariffario» (€ 3.517.621,97) e «disdettati, recupero abusivi» (€ 1.027.000,00), corrispondono in realtà ai mancati introiti per il 2022, per un ammontare complessivo di € 11.141.946,97.

Le prime due voci («Comuni entranti nel perimetro di AICA da gennaio 2022» e «incremento tariffario») dipendono dalla condotta dei Sindaci/Comuni mentre l’ultima («disdettati, recupero abusivi») da un concorso di colpa tra C.d.A. e Comuni, al quale il C.D.A., molto tardivamente, ha cercato di far fronte inviando la nota prot. n.0061237-2022 del 27/10/2022 su iniziativa del Direttore Fiorino.

Inoltre, non sono previste né conteggiate maggiori entrate derivanti dall’introduzione di meccanismi perequativi per le utenze a forfait nelle more che esse vengano normalizzate.

I dati dei bilanci previsionali per gli anni 2022, 2023, 2024 riportate nel Piano-programma (gennaio 2022), sono estremamente discordanti con i dati previsionali dei bilanci dei medesimi anni riportati nel Piano d’Ambito, redatto pochi mesi prima (dicembre 2020), ed entrambi lontani dai risultati effettivi che si stanno realizzando a consuntivo, visto il bilancio chiuso al 31/12/2021.

In particolare, l’andamento per i bilanci a consuntivo si attesterà, con ogni probabilità, a valori maggiori riguardo ai costi di fornitura idrica, ai servizi di terzi, ai costi per il personale dipendente, mentre si ritiene che non potrà essere accantonato fra i costi il valore dell’ammortamento dei beni strumentali, quali i macchinari, gli impianti e le attrezzature, che costituirebbe una quota di cash- flow (flusso di cassa) per sostituire i medesimi beni o per procedere al loro acquisto in ampliamento, approntando la necessaria attività di investimenti in tali beni funzionali all’esercizio dell’attività di Aica.

Da ciò si può dedurre che dalla gestione economica possano determinarsi delle perdite contabili d’esercizio annuali con effetti sulla struttura patrimoniale e con aggravio di debiti, oltre che un mancato sviluppo in termini di impianti/macchinari/attrezzature e il conseguente depauperamento dei beni esistenti con relativa perdita patrimoniale.

La scrivente precisa inoltre che le quote di ammortamento dei beni strumentali (c.d. “Capex”) sono state caricate nel Piano Tariffario (pagg. 56, 59, 60 del Piano Programma) sulla base della norma stabilita da ARERA nello Schema MTI-3 del periodo 2021-2023, al Titolo 3. Quindi ritroviamo tale costo di Ammortamento applicato e infine pagato in bolletta dagli utenti con relativo introito per Aica, ma di contro, non lo si rileva nei costi del conto economico del Bilancio e dunque non accantonato in un Fondo nello Stato Patrimoniale.

Si rileva dal Preconsuntivo del 2021 e dal Previsionale del 2022, 2023, 2024 (a pagina 63 del Piano Programma), con riferimento all’anno 2021, che era prevista ed appostata la quota di ammortamento per € 820.998,65 (applicata in tariffa); nei fatti, dal bilancio al 31/12/2021, nel Conto economico, a pag. 4, si contabilizzano ammortamenti per € 6.662 (€ 591 + € 6.071).

I principi di legge dettati da ARERA prevedono l’applicazione delle quote di ammortamento-Capex. Ne risulta che gli utenti hanno pagato e pagheranno per gli anni 2022/2023/2024 la quota di ammortamento, ma tale corrispettivo anziché essere appostato fra gli accantonamenti-fondi di Aica, lo si ritrova solo in minima parte. Si ritiene che ciò comporti una lesione dei principi basilari, oltre che una non corretta rappresentazione della condizione del Bilancio in ordine al risultato di esercizio, che, in questo caso, avrebbe comportato una maggiore perdita di ulteriori € 814.336,65 (€ 820.998,65 – € 6.662,00) oltre a quella dichiarata di € 1.302.697,00. Da ciò si desume una condotta anti-economica e se ripetuta nelle annualità 2022, 2023, 2024, in considerazione dei previsti ammortamenti per ciascuna annualità di € 2.665.747,75, si configura una grave omissione sostanziale.

Anche nel Piano d’Ambito (approvato a dicembre del 2020), a pagina 260, sono state previste e caricate nel piano tariffario, le quote di ammortamento Capex per il 2021, quantificate in € 2.318.126,00 (€ 965.883,00 per la quota parte dei 5 mesi di effettiva attività di Aica), in € 2.574.892,00 per il 2022, in € 3.372.897,00 per il 2023, in € 3.431.207,00 per il 2024, come da corretta previsione normativa. Si precisa altresì che secondo il metodo tariffario di Arera MTI-3 all’articolo 14, la voce destinazione del Fondo nuovi investimenti prevede che: “è fatto obbligo al gestore del SII di destinare esclusivamente alla realizzazione dei nuovi investimenti, individuati come prioritari nel territorio servito, una quota del vincolo riconosciuto ai ricavi destinata al Fondo nuovi investimenti”, ma nulla è stato previsto in tal senso. Quanto sopra va considerato nella dovuta attenzione, visto che il Piano d’Ambito prevede un fabbisogno globale di investimenti strutturali per € 537.870.268.

Le pag. 64 e 65 del Piano-programma riportano mere enunciazioni non supportate da ulteriore documentazione che ne sostanzi gli intendimenti e, per quanto condivisibili in linea di principio, non costituiscono elementi utilizzabili nella valutazione concreta dell’operato dell’azienda.

A pagina 65 viene indicata «acquisizione del Consorzio Tre Sorgenti», mentre nulla si legge con riferimento della doverosa acquisizione del Voltano S.p.A., con le relative refluenze in termini di economicità nella gestione di Aica.

Mancato ricorso ai fondi previsti dal PNRR – Assenza di iniziative progettuali sia da parte della struttura tecnica dell’ATI e che da parte di AICA

Non vi sono iniziative progettuali da parte di ATI e di Aica per sfruttare i fondi provenienti dal PNRR.

Il REACT- EU non è una nuova fonte di finanziamenti, ma un’integrazione delle dotazioni del Fondo Europeo di sviluppo Regionale e del Fondo Sociale europeo per il periodo 2014-2020.

La scrivente reputa sia grave che nè ATI, nè Aica abbiano promosso iniziative volte a elaborare progetti da far finanziare con il PNRR, né si rileva l’impiego di mezzi propri che potrebbero generarsi da un’efficiente gestione. Cosa ancor più grave laddove si considerino le condizioni economiche nelle quali versa il Gestore, la percentuale di perdite idriche presenti nel territorio (dal Piano d’ambito a pagina 71 la media è del 59%, con punte di oltre l’82%, fonte Piano programma 2021-2024), per non parlare dello stato della depurazione ben descritto dalla recente relazione della commissione parlamentare antimafia, che su Agrigento riferisce: «Una situazione di assoluta inefficienza sfociata in una generalizzata violazione della normativa penale» in un «contesto caratterizzato da inadempienze, omissioni, sciatteria gestionale di cui la situazione agrigentina è forse uno dei migliori esempi».

Altre criticità rilevate

In relazione all’aumento dell’energia elettrica, vengono annunciati l’installazione di impianti fotovoltaici e progetti per l’utilizzo del biogas proveniente dalla digestione anaerobica del trattamento dei fanghi da depurazione, ma al di là degli annunci non è stata fornita alla Consulta alcuna documentazione a supporto di tali mere asserzioni.

Inoltre, sebbene previsto dalla direttiva europea 91/271/CEE, nonché da una recente legge regionale per la quale si aspettano i decreti attuativi, non si prende in considerazione la realizzazione di impianti terziari per il riutilizzo delle acque depurate, scambiandole con quelle utilizzate attualmente per uso irriguo.

Ad oggi la scrivente non ha contezza di come il Gestore ha affrontato e in che misura superato, criticità quali il mancato contrasto all’abusivismo e il furto d’acqua, che la Gestione commissariale aveva intrapreso con efficacia, la mancata conversione delle utenze a forfait, la mancata installazione dei misuratori e la mancata sostituzione di quelli irregolari. Nel Piano-programma vengono annunciati interventi che vanno in questa direzione e tuttavia, al riguardo, non vi è alcuna documentazione.

Non si comprende come si intende ovviare ad un servizio di consegna delle bollette (affidata ad un ditta esterna) scarsamente efficace (solo il 25% delle consegne portate a buon fine).

Il Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza non risulta sia stato adottato mentre le consulenze esterne aumentano (€ 300.000 circa l’anno), malgrado le pesanti criticità nel riequilibrio dei conti, non adeguatamente affrontate.

La scrivente ritiene che quanto sopra descritto sia all’origine della mancata “bancabilità” di AICA e dell’impossibilità per la stessa di rispettare i due cardini economici regolanti il S.I.I. ovvero il full cost recovery e il vincolo dei ricavi (VRG), e non già l’esiguità del capitale sociale (€ 20.000,00)  e/o la circostanza che taluni Comuni soci siano in default o a rischio di default. 

Estremo ritardo nell’esecuzione della liquidazione del Consorzio Acquedotto Tre Sorgenti e di Voltano S.p.A.

La sentenza del Tribunale Superiore delle Acque n. 2/2021 impone la liquidazione e la totale consegna di condotte, linee e strutture del Consorzio Acquedotto Tre Sorgenti al Gestore.

Con Decreto n. 134 del 19/02/2020, l’Assessorato Regionale dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Autorità ha nominato un Commissario ad acta presso il Consorzio Acquedotto Tre Sorgenti e presso la Voltano S.p.A., con il compito di provvedere in via sostitutiva alla consegna dei relativi acquedotti, reti e impianti, afferenti al servizio idrico, all’ATI di Agrigento, osservando che «Il Consorzio Acquedotto Tre Sorgenti e la Voltano S.p.A. continuano ad oggi a gestire un segmento del servizio idrico integrato in violazione del quadro normativo vigente e, segnatamente, del principio della gestione unica d’ambito e del principio dell’integrazione verticale del servizio, con grave pregiudizio per l’efficacia, efficienza ed economicità del servizio nell’ambito considerato».

La tardiva acquisizione degli asset del Consorzio Acquedotto Tre Sorgenti e del Voltano S.p.A., unitamente alla concessione della salvaguardia della gestione del Servizio Idrico Integrato in forma autonoma a 8 Comuni, da ritenersi illegittima per le irregolarità riscontrabili nella mancata verifica dei requisiti di legge, rappresenterebbero un danno economico per il Gestore, oltre che un ostacolo alla effettiva realizzazione dell’Ambito Idrico Unico, con conseguente frammentazione del servizio e mancato allineamento degli standard richiesti dalla normativa in termini di qualità del servizio stesso, di capacità di accesso agli investimenti, di controllo del territorio.

La “non bancabilità” del Gestore – L’erogazione di cui alla Legge Reg. 03/08/2021, n. 22 – Profili di criticità e vari aspetti problematici

L’assenza del requisito di “bancabilità” in capo ad AICA ha consentito al vertice dell’Assemblea dei Sindaci di portare avanti la pretesa di poter attingere all’erogazione straordinaria pro-quota prevista dall’art. 2, Legge Reg. 03/08/2021, n. 22 in favore dei Comuni facenti parte dell’A.I.C.A. in rapporto alla popolazione residente, da restituire con gli interessi in cinque anni, sulla base di un piano finanziario di rimborso annuale approvato dai rispettivi Consigli comunali.

Si fa presente che essendo in presenza di una gestione aziendale in difficoltà per le carenze prima descritte, la funzione del prestito di 10 milioni si configura come mero soccorso finanziario, per disporre di risorse finanziarie che altrimenti dovrebbero generarsi dalla gestione efficiente, da cui generare flussi finanziari propri e non “esterni”. Considerato che l’azienda rileva delle perdite economiche (Bilancio 2021) e con esse la corrispondente carenza di liquidità, la funzione del prestito in questione andrebbe a sopperirne impropriamente gli effetti, contemporaneamente si manifesta l’impossibilità di generare quei flussi che dovrebbero nel tempo permettere il rimborso di detto prestito pro-quota ai Comuni, che a loro volta lo rimborserebbero alla Regione Sicilia. Purtroppo si intende fare ricorso al prestito come risorsa senza affrontare le questioni che darebbero all’azienda una sana e regolare gestione, seguendo la tempestiva applicazione delle previsioni normative e delle buone pratiche di gestione, con la propria capacità finanziaria di far fronte agli

 impegni verso terzi e con la generazione di flussi che consentirebbero sia gli investimenti infrastrutturali, che le economie con cui ottenere un “alleggerimento” delle bollette per gli utenti. In presenza di una corretta gestione aziendale l’azienda sarebbe con ogni evidenza “bancabile” e potrebbe accedere anche al Fondo di garanzia statale per le opere idriche (DPCM 30/05/2019 e DM dell’Economia e delle Finanze 19/12/2019), istituito presso ARERA con Delibera del 21/01/2020 n.8/2020/R/idr al fine di realizzare le infrastrutture necessarie.

Dopo 16 mesi dall’avvio del Gestore, ben 18 Comuni su un totale di 35, non hanno ancora provveduto ad approvare tale piano finanziario, consapevoli che AICA, per le note difficoltà di cassa in cui versa, non riuscirebbe a pagare le rate annuali, rimanendo così esposti all’azione di recupero da parte della regione, con le modalità di cui all’art.7, comma 24, Legge Reg. 17/03/2016, n.3, come espressamente prevede l’art.2, comme 3, della citata Legge Regionale.

Assenza di controllo analogo in relazione all’AICA

L’Aica non risulta sottoposta al “controllo analogo” che i Comuni soci esercitano sui propri servizi.

A tale grave inadempienza si aggiunge che, in violazione della norma statutaria (art. 48), i Comuni di Agrigento, Sciacca, Canicattì e Licata, ad oggi, non hanno neppure individuato i rispettivi referenti, nonostante l’atto di indirizzo di cui alla deliberazione dell’Assemblea dei Sindaci del 21/09/2021, n. 15 e i solleciti del Presidente dell’Assemblea del 17/06/2022 e dell’11/11/2022.

* * *

In relazione a quanto sopra, si richiede alle Autorità in indirizzo, ognuna per le proprie competenze, di adottare ogni provvedimento consequenziale e di legge a tutela del Gestore pubblico Aica. La Scrivente ribadisce la propria disponibilità al miglioramento della gestione pubblica sulla base delle prerogative statutarie.

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