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Caltanissetta. “Ti brucio viva”, 26enne arrestato per botte e minacce all’ex compagna

A Caltanissetta una storia di inaudita violenza domestica. Per anni, prima dell’arresto, le avrebbe reso la vita un inferno. A suon di botte, tanto da spezzarle pure un dito e, in una circostanza, davanti alla figlioletta, stringendole le mani al collo fino a farle perdere conoscenza. Pure quando era in gravidanza avrebbe costretto la donna a finire al pronto soccorso. E poi giù volgarità di ogni sorta, offendendola e umiliandola. Fino a quando lei, esasperata, ha deciso di dire basta. Di spezzare quel filo che per quattro anni l’ha tenuta legata a quell’uomo indicato come violento. E s’è presentata alla polizia.

Due le querele che ha presentato in pochi giorni nei confronti dell’ex convivente. E su ordinanza di custodia cautelare il presunto «marito violento», un bracciante di 26 anni, A.A., difeso dall’avvocato Davide Schillaci, è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza di minori. In prima battuta è stato rinchiuso in carcere, poi è andato ai domiciliari. Nella coppia, dal 2019 fino a poche settimane addietro, sarebbe stati continui litigi a causa della droga di cui avrebbe fatto uso lui e della sua gelosia. Più volte l’avrebbe presa a schiaffi ed a calci, stringendole e girandole mani e braccia, tirandole anche i capelli. In una delle liti, qualche mese addietro, il compagno l’avrebbe soffocata fino a farle perdere i sensi, sotto gli occhi della loro figlioletta in lacrime. Gli epiteti offensivi, poi, si sarebbero sprecati. E quando la donna, ormai snervata, ha deciso d’interrompere la convivenza, lui l’avrebbe minacciata di morte con frasi del tipo «Metto la benzina di fronte alla porta e vi svampo a tutti», oppure «Quanto è vero che esiste Dio, ti brucio viva». Con il gip, sminuendo le accuse, ha poi ammesso di «avere sbagliato a scrivere minacce… solo perché ero arrabbiato e i litigi erano dovuti a problemi di coppia». E gli sono stati concessi i domiciliari con il braccialetto elettronico.

Di Vincenzo Falci ( Giornale di Sicilia) 

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