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Omicidio-suicidio: Reina aveva programmato tutto. La bimba, adesso orfana, seguita dagli psicologi 

È un omicidio che preparava da tempo quello che ha commesso Angelo Reina, uccidendo a colpi di carabina calibro 22 l’ex compagna Marisa Leo, prima di togliersi la vita. È quanto emerge dalle indagini condotte dalla squadra mobile di Trapani.

Reina, nelle ultime settimane, aveva noleggiato un’auto e a bordo i poliziotti hanno trovato altri proiettili della stessa arma utilizzata per uccidere la sua ex compagna, così come scrive Repubblica. È stato lo stesso titolare dell’agenzia di noleggio a presentarsi davanti agli investigatori. Ma Reina aveva anche fatto pedinare l’ex compagna con un investigatore privato. anche in questo caso l’uomo si è presentato spontaneamente in questura a Trapani.

Il procuratore capo di Marsala, Ferdinando Asaro, ha dichiarato all’Ansa che per l’autopsia sul corpo di Marisa Leo «l’incarico peritale deve essere ancora conferito» e ha aggiunto che «comunque la procura non può e non vuole dare notizie sui primi esiti o su altro, trattandosi di atti di indagine». Secondo quanto si è appreso, la salma è stata già trasferita ieri sera (8 settembre) dal cimitero di Marsala all’obitorio della Medicina legale di Palermo, dove si terrà l’autopsia. Asaro dovrebbe conferire l’incarico medico legale in giornata e l’autopsia, è l’ipotesi al momento accreditata, dovrebbe esser eseguita lunedì.

Gioca coi cuginetti nella casa dello zio a Salemi la piccola di 4 anni, figlia di Marisa Leo. La bimba è rimasta sola seppur circondata dall’affetto degli zii e dei nonni. È su di lei che ora si concentra l’attenzione dei familiari: da giovedì mattina la piccola è a casa di Mauro, unico fratello di Marisa Leo.

A casa del consulente del lavoro, sposato con una impiegata di banca, la bimba gioca come se niente fosse successo, anche perché non conosce la verità. «Alla piccola ho detto che la mamma è fuori per lavoro. Una bugia, non vedrà mai più mia sorella», ha raccontato il fratello della donna uccisa. Mauro, sorride davanti ai bambini ma, lontano dai loro sguardi, non riesce a trattenere le lacrime. La sua vita è cambiata di colpo in una sera, dopo la telefonata degli investigatori che non trovavano sua sorella e quella ricerca vana tra le campagne di Salemi e Marsala, fino al ritrovamento del corpo senza vita. “Io mi considero già padre e madre della mia nipotina. Non ho trovato le parole per dirle cos’è successo. È stato già faticoso trovarle per i miei genitori. Mia madre, 68 anni. Mio padre, 80. Entrambi col cuore a pezzi, incapaci di reagire, inebetiti dalla violenza che si è abbattuta su di noi».

“I familiari e la bambina di Marisa Leo verranno ora seguiti da un’équipe di assistenti sociali e psicologi del Centro per la famiglia al quale il Comune aderisce nell’ambito del Distretto sanitario», ha assicurato il sindaco di Salemi Domenico Venuti, anticipando, altresì, che i primi contatti interlocutori tra l’equipe e alcuni familiari sono già avvenuti.  Non sarà facile far sapere alla bambina che la mamma è morta uccisa dal papà. Angelo Reina l’aveva con sé da alcuni giorni ma mercoledì sera l’ha lasciata da sua nonna a Marsala e si è diretto verso l’azienda di famiglia. Lì doveva incontrare l’ex compagna per darle la bimba. Invece si è trattato di un appuntamento con la morte. «Marisa a pranzo aveva comprato un pacco di caramelle per sua figlia – racconta il direttore delle cantine ‘Colomba Biancà, Giuseppe Gambino – era felice che l’avrebbe riabbracciata dopo alcuni giorni». Un rapporto teso e conflittuale quello vissuto tra Angelo e Marisa che nel 2020 culminò in una denuncia per stalking da parte della donna. Il processo è andato avanti e poi, al momento della conclusione nel gennaio 2022, il «non luogo a procedere» perché la donna aveva deciso di rimettere la querela. «Denunce ritirate perché mia sorella sperava sempre di mantenere dei rapporti civili con il padre della bimba “per farla crescere bene”, diceva», spiega Mauro Leo.

«Mia sorella si illudeva, ma nelle ultime settimane deve avere capito che la cosa non andava. Certo, le dicevamo di stare in guardia. Ma quello era sempre il papà della bimba. E peraltro si presentava sempre col sorriso. Anche davanti a me che, come Marisa, speravo, mi illudevo, senza potere immaginare cosa gli macinava in testa…», aggiunge.

A Salemi, intanto, la comunità s’è stretta intorno ai genitori della donna e alla famiglia. Il Vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Angelo Giurdanella, ha diffuso un messaggio di solidarietà: «In quest’ora particolarmente buia mi rivolgo a voi con la discrezione e il garbo richiesti in momenti come questo, per esprimere vicinanza e prossimità, animato dal sincero desiderio e dal profondo bisogno di partecipare, con autentico rispetto, del dolore di tutti. La vostra sofferenza è così intima e violenta che sento solo il desiderio di stringermi a voi come padre e come pastore. Nessuno si senta lasciato solo!», conclude.

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