AICA si dichiara salvabile solo con fondi statali, ma continua con consulenze e assunzioni. Necessaria la nomina di un Commissario Straordinario.

Associazione Nuovo Millennio e Associazioni del progetto civico “Tutti insieme per una città normale”:
Negli ultimi giorni, la presidente del CDA di AICA, Danila Nobile, ha dichiarato pubblicamente che “i parlamentari agrigentini lavoreranno per presentare emendamenti per salvare AICA”, ammettendo di fatto che la sopravvivenza del gestore idrico dipende interamente da finanziamenti regionali o nazionali.
Parole che, in qualunque sistema amministrativo sano, corrispondono alla constatazione del fallimento della gestione ordinaria.
Perché, se un’azienda pubblica può continuare ad esistere solo se arriva denaro esterno, significa che:
• i conti non tornano,
• la struttura non è sostenibile,
• le responsabilità amministrative sono gravi,
• e soprattutto chi ha governato finora ha sbagliato.
IL PARADOSSO
Mentre si annuncia la possibilità di fermare la distribuzione idrica se non si paga il debito
con Siciliacque (oltre 20 milioni di euro), Mentre si chiede denaro pubblico per evitare il collasso, AICA sta procedendo:
• a nuove assunzioni, con avviso pubblico già segnalato da alcune testate giornalistiche
• e mantiene in servizio decine di consulenti esterni;
• tra questi, il consulente giuridico afferente alla Presidenza, con incarico da 35.000 € annui.
Dunque:
• Non ci sono soldi per pagare Siciliacque,
• ma ci sono soldi per le consulenze.
• Non ci sono fondi per installare i 20.000 contatori mancanti,
• ma si assumono nuove figure.
• Non ci sono risorse per sostituire 70.000 contatori obsoleti,
• ma si aumentano le spese di struttura.
Questo non è risanamento.
Questo è insostenibilità programmata.
IL NODO: LA CAUSA DELLA CRISI È NOTA DA ANNI
La Consulta delle Associazioni, unico organo civico di controllo, ha denunciato:
• 20.000 utenze ancora senza contatore → 4 milioni/anno di introiti persi;
• 70.000 contatori non verificati e quindi non affidabili;
• fatturazione a forfait in violazione delle Delibere ARERA 218/2016, 83/2021,
122/2025 e 405/2021;
• 21 milioni di euro non pagati dai Comuni;
• assenza totale di un piano di recupero crediti.
Per queste denunce, la Consulta è stata estromessa con atto ritenuto illegittimo.
Il 6 ottobre, tale atto è stato contestato in Prefettura, con documentazione completa.
Ad oggi, nulla è stato ripristinato.
LA NOSTRA POSIZIONE
Non è più possibile chiedere ai cittadini di “salvare” AICA con:
• aumenti tariffari,
• fondi pubblici,
• o interventi d’emergenza.
Senza correggere le cause della crisi, ogni finanziamento viene bruciato.
Per questo, chiediamo ufficialmente:
La nomina immediata di un Commissario Straordinario per AICA, con poteri pieni e
autonomi.
Il Commissario deve:
1. Ripristinare la Consulta delle Associazioni, organo di vigilanza civica
illegittimamente estromessa.
2. Installare i 20.000 contatori mancanti.
3. Sostituire e verificare i 70.000 contatori obsoleti (Decreto MISE 93/2017).
4. Recuperare i crediti dai Comuni morosi, senza eccezioni.
5. Ridurre consulenze e spese improduttive.
6. Bloccare le nuove assunzioni fino al riequilibrio economico.
7. Mettere fine alle proroghe negli appalti, come nel caso Lampedusa.
CONCLUSIONE
AICA oggi dice:
“La salveremo con gli emendamenti che porteranno soldi governativi”.
Noi diciamo:
Prima si ripristina la legalità, poi si parla di risorse.
L’acqua è un bene pubblico.
La legalità è un dovere.
La pazienza dei cittadini è finita.
