Iacono: “Inaccettabili i toni intimidatori della presidente Aica. L’azienda pubblica dia risposte ai cittadini”

La presidente di AICA guida un’azienda pubblica che gestisce un servizio essenziale. Non è patrimonio di una parte politica, né di chi la amministra temporaneamente: appartiene ai Comuni e, soprattutto, alle cittadine e ai cittadini della provincia di Agrigento, ai quali deve trasparenza, responsabilità e risultati.
La sua replica, ancora una volta, si distingue per toni intimidatori e argomentazioni che, in alcuni passaggi, risultano persino paradossali. È un atteggiamento che abbiamo già visto nei confronti di cittadini, amministratori locali, rappresentanti politici e giornalisti, che hanno semplicemente esercitato il diritto di critica. Oggi è rivolto a una parlamentare della Repubblica nell’esercizio delle proprie funzioni.
Resta da capire quale sia l’obiettivo: scoraggiare il dissenso o spostare l’attenzione dalle evidenti criticità nella gestione del servizio idrico? In ogni caso, chi ricopre un incarico pubblico ha il dovere di confrontarsi con le osservazioni e di rendere conto del proprio operato, non di provare a delegittimare chi pone domande o solleva questioni.
Il senso della mia denuncia è chiaro e lo ribadisco, nel tentativo di agevolarne la comprensione linguistica e lessicale: la gestione fallimentare di Aica è l’alibi della destra di governo per il ritorno alla gestione privata del servizio idrico in provincia di Agrigento.
È la mia ennesima presa di posizione in questo senso, perché la considero da tempo una prospettiva possibile e profondamente sbagliata, che va contrastata garantendo equità, efficienza, qualità e credibilità nella gestione pubblica.
Chi amministra AICA dovrebbe ricordare che un parlamentare, quando esercita le proprie funzioni istituzionali, non parla a titolo personale, ma rappresenta le cittadine e i cittadini che gli hanno affidato un mandato e che il confronto istituzionale merita rispetto.
Per questo invito la presidente Nobile a concentrare tempo ed energie sulla missione che le è stata affidata: assicurare un servizio idrico efficiente, equo e all’altezza delle esigenze del territorio, evitando che i sindaci siano costretti – come è accaduto al sindaco Salvatore Pitrola – ad assumere iniziative straordinarie e di necessità per garantire l’acqua alle persone e alle famiglie esasperate. A lui rinnovo la mia vicinanza e la mia solidarietà.
Per le stesse ragioni, è opportuno che l’ufficio legale dell’azienda, finanziato con risorse dei contribuenti, venga impiegato prioritariamente per tutelare gli interessi di AICA e dei cittadini, a partire dal recupero dei crediti maturati nei confronti degli enti morosi.
Occorre interrompere, con decisione, i comportamenti arbitrari di chi ritiene ancora di non adeguarsi agli obblighi di legge. E non può tollerarsi ulteriormente la disattenzione e la copertura ad atteggiamenti che danneggiano la collettività. Non siamo ad Atreju, dove è tollerabile la difesa di interessi di parte. Stiamo parlando della gestione di un servizio pubblico, che è di tutte e di tutti.
È lecito chiedere chiarezza e trasparenza su come viene distribuita l’acqua dell’ex Consorzio Acquedotto Tre Sorgenti, correttamente acquisito da AICA e da essa gestito? Equamente tra i comuni che ne facevano parte? Oppure è vero che esiste una sperequazione territoriale? È lecito chiedersi il perché del silenzio della Regione Siciliana?
Rimangono aperte una serie di questioni che meritano chiarezza, e che saranno oggetto in tempi brevi di un mio atto ispettivo. È uno strumento previsto dalle prerogative parlamentari e sarà utilizzato, come sempre, esclusivamente nell’interesse delle cittadine e dei cittadini che ho l’onore e il dovere di rappresentare.
Giovanna Iacono
XIV Commissione – XIX Legislatura; Camera dei Deputati
Gruppo PD-IDP
Per correttezza di informazione, viene pubblicato il comunicato stampa Aica, del 7 agosto, al quale si riferisce l’on. Giovanna Iacono:
AICA smentisce le dichiarazioni dell’on. Giovanna Iacono: «Le critiche politiche sono legittime, la diffusione di notizie false no. L’Azienda non è fallita e tutelerà la propria reputazione»
AICA – Azienda Idrica Comuni Agrigentini smentisce con fermezza le dichiarazioni attribuite all’on. Giovanna Iacono e diffuse, in data 7 agosto 2026, da diverse testate giornalistiche sotto titoli nei quali si afferma che «AICA sta fallendo» e che l’attuale gestione starebbe favorendo la privatizzazione del servizio idrico.
Si tratta di affermazioni gravissime, formulate senza alcun riscontro documentale e accompagnate da dati e ricostruzioni che non corrispondono alla realtà.
La critica politica è pienamente legittima. Non è invece accettabile che una rappresentante delle istituzioni descriva come fatti accertati supposizioni, informazioni inesatte e valutazioni prive di qualsiasi approfondimento, arrecando un danno all’immagine di un’azienda interamente pubblica, ai suoi lavoratori e ai Comuni che ne sono proprietari.
AICA non sta fallendo
L’affermazione secondo cui «AICA sta fallendo» è falsa e viene categoricamente respinta.
AICA non è interessata da alcuna procedura concorsuale o liquidatoria, continua regolarmente a garantire il servizio nei Comuni gestiti, sostiene i costi del personale, paga i fornitori, realizza interventi sulle reti e porta avanti una programmazione pluriennale degli investimenti.
Utilizzare pubblicamente il termine “fallimento” senza indicare un solo atto contabile, amministrativo o giudiziario che lo giustifichi non rappresenta una critica politica: significa diffondere un’immagine falsa e gravemente lesiva dell’affidabilità dell’Azienda.
AICA ha assunto la gestione del servizio in una condizione infrastrutturale ed economica estremamente complessa, caratterizzata da reti con perdite elevatissime, insufficienza delle fonti, crediti di difficile riscossione e pesanti esposizioni derivanti anche dalle precedenti gestioni. Nonostante ciò, l’Azienda ha assicurato la continuità del servizio e predisposto un piano industriale con interventi programmati per centinaia di milioni di euro.
Definire tutto questo una «gestione fallimentare» senza conoscere o esaminare i dati aziendali è un’operazione politicamente strumentale, non una valutazione fondata.
Il dato dei 23 milioni di euro verso Siciliacque non è corretto
È parimenti inesatta la dichiarazione relativa a un presunto «mancato pagamento di oltre 23 milioni di euro» a Siciliacque.
I rapporti economici tra AICA e Siciliacque sono articolati, comprendono partite pregresse, importi contestati, interessi, pagamenti effettuati e questioni già sottoposte alle competenti sedi.
giudiziarie. Non possono essere ridotti alla generica affermazione secondo la quale AICA avrebbe semplicemente omesso di pagare 23 milioni di euro.
Soltanto nel mese di luglio 2026 AICA ha corrisposto a Siciliacque complessivamente 1.125.000 euro. Tale circostanza è incompatibile con la rappresentazione di un’Azienda che avrebbe arbitrariamente cessato di adempiere ai propri obblighi.
La cifra diffusa dall’on. Iacono non rappresenta in maniera corretta l’attuale posizione contabile tra le parti e non tiene conto dei pagamenti eseguiti, delle partite oggetto di contestazione e della complessa vicenda debitoria derivante anche dalla precedente gestione del servizio.
È inoltre priva di adeguato fondamento l’automatica correlazione tra tale presunto debito e le riduzioni delle forniture nei Comuni agrigentini. I quantitativi disponibili dipendono anche dalla produzione delle fonti, dalla programmazione regionale, dalle condizioni degli impianti e dalle esigenze complessive del sistema.
Il Comune di Palma di Montechiaro non preleva acqua da AICA
Particolarmente grave e completamente errata è l’affermazione secondo cui il Comune di Palma di Montechiaro «preleva acqua, non la paga ad AICA e la fa pagare ai propri cittadini».
Il Comune di Palma di Montechiaro non ha consegnato le reti e gli impianti ad AICA e il servizio non è attualmente gestito dall’Azienda secondo il modello vigente negli altri Comuni già acquisiti alla gestione unica.
AICA non vende al Comune di Palma di Montechiaro l’acqua che lo stesso distribuirebbe e fatturerebbe ai propri cittadini. Non esiste, pertanto, il “grande cliente insolvente”, se non per partite pregresse per le quali si sono adite le vie giudiziarie, descritto dall’on. Iacono, né può essere imputata ad AICA l’omessa riscossione di crediti che, nei termini rappresentati, non sussistono.
Attribuire ad AICA favoritismi verso il Comune di Palma di Montechiaro dimostra una mancata conoscenza dell’attuale assetto gestionale e delle rispettive competenze.
Nessuna “guerra” contro cittadini e autobottisti
AICA respinge anche la rappresentazione secondo cui l’Azienda avrebbe «dichiarato guerra agli autobottisti e ai cittadini esasperati di Canicattì».
L’Azienda ha il dovere di garantire che il trasporto e la distribuzione dell’acqua avvengano nel rispetto delle disposizioni sanitarie, ambientali, fiscali e di pubblica sicurezza. La tracciabilità dell’acqua, l’idoneità delle cisterne e la regolarità degli operatori non sono ostacoli burocratici, ma garanzie poste a tutela della salute dei cittadini.
Gli interventi avviati da AICA sono stati condivisi con le autorità competenti e si inseriscono nel percorso per la definizione di un protocollo istituzionale sui controlli del trasporto mediante autobotti.
Difendere la legalità e la salute pubblica non significa accanirsi contro i cittadini. Significa impedire che, approfittando dell’emergenza e della fragilità del sistema, possano svilupparsi attività prive di controlli o situazioni speculative ai danni della popolazione.
Nessun elemento dimostra un disegno di privatizzazione
L’affermazione secondo cui l’attuale gestione di AICA starebbe offrendo un pretesto per consegnare il servizio ai privati costituisce una valutazione politica dell’on. Iacono, ma non può essere presentata come un fatto riconducibile all’Azienda.
AICA è un’azienda interamente pubblica, di proprietà dei Comuni, e il suo Direttore Generale e il Consiglio di amministrazione opera per rafforzarne la stabilità economica, organizzativa e operativa.
La difesa della gestione pubblica non si realizza delegittimando pubblicamente l’azienda dei Comuni attraverso dati inesatti. Chi afferma di voler difendere l’acqua pubblica dovrebbe contribuire al consolidamento di AICA, chiedere alla Regione gli investimenti necessari, sostenere il rifacimento delle reti e affrontare il problema strutturale dell’approvvigionamento, anziché descrivere come fallita l’unica azienda interamente pubblica che garantisce il servizio nella provincia.
Prima di parlare occorre conoscere gli atti
Da una parlamentare ci si attende che dichiarazioni tanto gravi siano precedute almeno dalla consultazione dei bilanci, degli atti aziendali, dei documenti dell’ATI e delle risultanze relative ai rapporti con Siciliacque e con i Comuni dell’ambito.
Se l’on. Iacono avesse richiesto formalmente informazioni ad AICA, avrebbe ricevuto tutti i chiarimenti necessari. Ha invece scelto di diffondere pubblicamente accuse senza avere una conoscenza corretta dei fatti richiamati.
AICA è disponibile a qualsiasi confronto serio, trasparente e documentato. Non accetterà, però, che la propria immagine, l’affidabilità dell’Azienda e il lavoro quotidiano dei dipendenti siano compromessi da dichiarazioni non veritiere.
Tutela legale dell’immagine aziendale
AICA sta acquisendo le dichiarazioni diffuse dalle diverse testate giornalistiche e le sottoporrà ai propri legali affinché sia valutata ogni iniziativa necessaria a tutela dell’immagine, della reputazione e dell’affidabilità istituzionale dell’Azienda.
Particolare attenzione sarà riservata all’utilizzo dell’espressione «AICA sta fallendo», alla diffusione della non corretta posizione debitoria attribuita al Comune di Palma di Montechiaro e a Siciliacque e alle accuse di favoritismi e connivenze.
AICA chiederà inoltre alle testate che hanno riportato tali affermazioni di pubblicare integralmente la presente smentita, assicurando ai cittadini il diritto a ricevere un’informazione completa e corretta.
La gestione del servizio idrico agrigentino presenta criticità reali, che AICA non ha mai nascosto. Proprio per questo il confronto pubblico deve fondarsi su dati veri, responsabilità correttamente individuate e proposte concrete.
Le critiche sono legittime. Le falsità no.
La risposta Aica è arrivata dopo il seguente comunicato stampa dell’on. Giovanna Iacono
“Fallimento Aica alibi della destra per tornare al privato, acqua pubblica a rischio”
“La ripubblicizzazione del servizioidrico in provincia di Agrigento è stata una conquista storica, una battaglia di civiltà combattuta per restituire ai cittadini un bene primario e sottrarlo alle logiche del profitto. Oggi, tuttavia, questo traguardo è in grave pericolo”. A lanciare nuovamente l’allarme è la deputata del Partito Democratico Giovanna Iacono, che denuncia l’inadeguatezza dell’attuale gestione idrica provinciale e le mire privatistiche della destra al governo della Regione Siciliana. “L’attuale governance di AICA – spiega Iacono – ha dimostrato falle evidenti e inadeguatezza gestionale, fornendo al governo regionale di destra l’alibi perfetto per azzerare tutto, creare un ambito unico regionale e consegnare, di fatto, anche la gestione idrica a Siciliacque”. Secondo la deputata dem, per difendere l’acqua pubblica non basta l’etichetta societaria. “Come ribadito lucidamente anche dall’assessore della Città di Agrigento Giuseppe Riccobene, il vero traguardo della nostra battaglia non è solo la forma societaria, ma un’acqua pubblica di qualità. Non basta sbandierare la gestione pubblica se non si riesce a concretizzare gli investimenti, se le reti restano un colabrodo, se il servizio peggiora e se non si raggiunge l’obiettivo previsto dalla norma, e cioè l’unitarietà dell’ambito e l’equità nella distribuzione della risorsa idrica. Quella a cui stiamo assistendo oggi, purtroppo, è una gestione fallimentare, che si accanisce contro i deboli e chiude gli occhi davanti ai privilegiati”.
I numeri e le azioni dell’attuale governance, sottolineati dall’Onorevole Iacono, delineano un disastro su più fronti.
“Sono esempi il mancato recupero crediti e i favoritismi che creano una sperequazione territoriale intollerabile. Perché mentre AICA decide di dichiarare guerra agli autobottisti e ai cittadini esasperati di Canicattì, accumula passivi da milioni di euro l’anno e non muove un dito per recuperare le somme da grandi ‘clienti’ insolventi. È il caso del Comune di Palma di Montechiaro, che preleva acqua, non la paga all’azienda, ma la fa pagare ai propri cittadini senza subire serie azioni di recupero.
A ciò si aggiunge l’incapacità di onorare debiti accertati. Il mancato pagamento a Siciliacque di oltre 23 milioni di euro ha come drammatica conseguenza la riduzione della fornitura per i nostri comuni. Nel frattempo, si alimenta la narrazione di una Siciliacque ‘privata e in mano ai francesi’, nascondendo che è partecipata al 25% dalla Regione Siciliana e al 75% da una controllata Enel”.
“Il paradosso è che l’acqua c’è, ma la nostra provincia rimane assetata, esasperando le persone, costrette ancora una volta a manifestare per avere riconosciuto un diritto fondamentale. Tutto questo non è solo un problema amministrativo, è un dramma politico. Il silenzio della Regione e le connivenze trasversali stanno spianando la strada a un pezzo di politica di destra, il cui obiettivo è usare il collasso di AICA per dimostrare che il pubblico non funziona.”
“La politica ha il dovere di parlare alle persone con parole di verità. Il Partito Democratico non può consentire che si crei confusione nella gente esasperata per la mancanza di acqua, né che si facciano passi indietro sulla conquista della gestione pubblica del servizio idrico nella nostra provincia. Se funziona in altri territori d’Italia può e deve funzionare in provincia di Agrigento: ma servono competenza, trasparenza, volontà di creare condizioni di equità territoriale e la fine di ogni intromissione della politica di destra, che finora ha scelto di tenere la provincia a secco e di proteggere “pochi” a scapito della collettività”.



