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Campobello di Licata: “Normality day”, manifestazione contro il racket e l’usura

A Campobello di Licata, piazza XX Settembre, oggi 19 maggio, è diventata il cuore pulsante del “Normality day”, una manifestazione contro il racket e l’usura che ha messo al centro la memoria come motore di cambiamento. Lo slogan scelto parla chiaro: “La memoria ci unisce, la legalità ci libera. Il futuro è nostro”

Al centro della giornata la storia di Gaetano Giordano, un uomo che a Gela gestiva tre profumerie e che, insieme a pochi altri, decise di alzare la testa contro chi gli chiedeva cinque milioni di lire per “stare tranquillo”. Giordano non si limitò a dire no, ma fece scattare le manette per il suo estorsore. Quella denuncia, fatta in un’epoca di omertà e piombo, segnò purtroppo la sua condanna a morte. Il 10 novembre 1992, Giordano fu freddato davanti agli occhi del figlio Massimo, ferito a sua volta, mentre rientravano a casa. L’orrore di quell’omicidio fu amplificato da un dettaglio agghiacciante emerso dai verbali dei collaboratori di giustizia: il nome di Giordano era stato estratto a sorte tra quello di altri tre o quattro commercianti che avevano avuto l’ardire di denunciare. Doveva essere un monito per l’intera città, una punizione esemplare per chiunque pensasse di ribellarsi al giogo mafioso. Ma la mafia non aveva fatto i conti con Franca Evangelista, la vedova di Giordano. Nonostante non fosse siciliana d’origine, decise di restare a Gela, di non chiudere i negozi e di trasformare quel dolore in una battaglia collettiva che portò alla nascita della prima associazione antiracket della città. Oggi a Campobello, Franca ha portato ancora una volta quella testimonianza di resistenza che le è valsa la medaglia al valore civile. 

La manifestazione, è stata moderata dal presidente di “Rete per la legalità Sicilia” Eugenio Di Francesco, ed è stata fortemente voluta dal sindaco Vito Terrana. Tra gli interventi, quello di Pippo Scandurra di Sos Imprese e del prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo. Il momento più simbolico è stato il corteo finale verso l’Uliveto dei martiri, un luogo dove la terra custodisce il ricordo di chi è caduto per mano delle mafie.

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