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Canicattì, servizio idrico irregolare: disservizi prolungati, costi insostenibili e disparità territoriale.

Andrea Morreale: 

Quello che sta accadendo a Canicattì è davvero paradossale. Si segnala una situazione di grave criticità riguardante l’erogazione del servizio idrico: l’acqua non perviene con regolarità alle utenze domestiche e non risultano rispettati i turni di distribuzione previsti, con attese che, in alcuni casi, arrivano fino a quindici giorni tra un’erogazione e l’altra. Una condizione che, oltre a determinare un evidente disagio igienico-sanitario e organizzativo per le famiglie, assume connotati ancora più problematici sotto il profilo economico. I cittadini, infatti, sono costretti a ricorrere sistematicamente all’approvvigionamento tramite autobotti private. Il costo del solo trasporto dell’acqua ha subito un incremento significativo: il trasportatore richiede attualmente 67 euro per singolo rifornimento, ai quali si aggiunge il costo dell’acqua stessa da corrispondere al gestore, per un totale complessivo che si aggira intorno ai 100 euro per ogni fornitura.

Si tratta di una situazione che appare paradossale: oltre al danno derivante dalla mancata o irregolare erogazione di un servizio pubblico essenziale, si aggiunge la beffa di un aggravio economico che ricade interamente sugli utenti. Non è accettabile che il cittadino debba sostenere costi aggiuntivi per sopperire a inefficienze o carenze organizzative non imputabili alla propria condotta.

L’accesso all’acqua potabile costituisce un diritto fondamentale ed è riconosciuto quale servizio pubblico essenziale. La mancata regolarità nell’erogazione, unita al mancato rispetto dei turni programmati, configura una situazione che merita approfondita valutazione sotto il profilo regolatorio e amministrativo.

Appare pertanto opportuno che la vicenda venga segnalata alle Autorità competenti, in particolare ad ARERA, per quanto concerne la regolazione e la qualità del servizio idrico integrato, e ad ANAC, per gli eventuali profili di trasparenza, gestione e corretto adempimento degli obblighi contrattuali e di servizio.

In un contesto nel quale il servizio non viene garantito con continuità, sarebbe altresì equo valutare la possibilità che i costi straordinari di approvvigionamento – in particolare quelli relativi al trasporto tramite autobotte – non gravino integralmente sugli utenti, ma siano oggetto di specifiche misure compensative a carico del gestore. La situazione che si sta verificando a Canicattì, in provincia di Agrigento, appare ancor più incomprensibile se confrontata con quanto accade nei comuni limitrofi della provincia di Caltanissetta.

È sufficiente superare una linea geografica sottile, un confine amministrativo di pochi chilometri, per constatare una differenza sostanziale nella gestione del servizio idrico: da una parte erogazioni irregolari, turnazioni non rispettate e attese che arrivano fino a quindici giorni; dall’altra una distribuzione più stabile e prevedibile, tale da non costringere i cittadini a ricorrere sistematicamente a forniture private.

Una linea di confine che, pur essendo solo cartografica, finisce per segnare la distanza tra due modelli di gestione radicalmente diversi. Non può essere la geografia a determinare il livello di tutela di un diritto fondamentale come quello all’acqua. La continuità del servizio idrico non dovrebbe dipendere dalla provincia di appartenenza, ma essere garantita in modo uniforme ed equo. Il divario risulta ancora più evidente e difficile da giustificare quando si considera che si tratta di territori contigui, con caratteristiche territoriali simili. Ciò che cambia non è il contesto, ma l’organizzazione e l’efficienza del sistema di gestione.

Questa evidente disparità pone una questione non soltanto tecnica, ma anche di equità e uniformità nell’erogazione di un servizio pubblico essenziale. L’acqua non può diventare un indicatore di disuguaglianza territoriale.

In un contesto nel quale il servizio idrico non viene assicurato con continuità, diventa imprescindibileun intervento urgente e strutturale. Garantire l’accesso all’acqua significa tutelare salute, dignità e diritto allo studio, soprattutto per i più piccoli, che sono i soggetti maggiormente penalizzati da questa situazione. Le ripercussioni di tale situazione rischiano di coinvolgere anche le istituzioni scolastiche.

I bambini che vivono in abitazioni prive di acqua, o soggette a interruzioni prolungate del servizio, incontrano oggettive difficoltà nel mantenere una corretta igiene personale. Ciò può influire negativamente sul loro benessere, sulla salute e sulla piena partecipazione alle attività scolastiche in un clima sereno e favorevole all’apprendimento. In tale contesto, le scuole si trovano a gestire situazioni di disagio che non derivano da comportamenti familiari, ma dalla mancanza di continuità di un servizio essenziale. Alla luce di quanto sopra, appare opportuno che anche l’Azienda Sanitaria

Provinciale intervenga, al fine di tutelare la salute dei minori e garantire condizioni adeguate di fruizione dell’attività educativa.

Si ritiene, infine, opportuno ricordare che rientra tra i compiti del Gestore del servizio idrico, garantire un’adeguata e puntuale informazione all’utenza, soprattutto nei confronti delle fasce sociali economicamente meno abbienti, circa l’esistenza e le modalità di accesso al bonus sociale idrico.

Una corretta e capillare attività informativa rappresenta uno strumento essenziale di tutela, finalizzato a consentire ai nuclei familiari in condizioni di disagio economico di conoscere e usufruire delle agevolazioni previste dalla normativa vigente, evitando che la mancanza di informazioni si traduca in un’ulteriore penalizzazione per i soggetti più fragili.

In un contesto caratterizzato da disservizi e irregolarità nell’erogazione dell’acqua, tale attività assume un rilievo ancora maggiore, poiché il bonus sociale idrico costituisce una misura fondamentale di sostegno per garantire l’accesso a un servizio pubblico essenziale e per attenuare le difficoltà economiche derivanti dall’inefficienza del servizio stesso.

In definitiva, la situazione di Canicattì non è solo un disservizio: è una violazione del diritto fondamentale all’acqua, con ricadute dirette su salute, istruzione e dignità dei cittadini. Non tutte le famiglie possono permettersi di usufruire di un servizio così costoso, e questa disparità rende urgente e inderogabile un intervento efficace da parte del gestore e delle autorità competenti.

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