
Il processo di primo grado, scaturito dalla maxi inchiesta “Hydra”, l’indagine della procura di Milano che ipotizza un “sistema” mafioso lombardo costruito su un’alleanza tra Cosa nostra, Ndrangheta e Camorra, si è chiuso con 62 condanne in abbreviato. Nell’inchiesta sono coinvolti dei canicattinesi. La pena più alta, 16 anni, è stata inflitta a Massimo Rosi, considerato esponente di vertice della ‘ndrangheta.
Tra le condanne più pesanti c’è anche quella di Giuseppe Sorce, 50 anni, di Canicattì, al quale sono stati inflitti 13 anni già scontati di un terzo in virtù della scelta del rito abbreviato. Sorce era accusato anche di aver minacciato in aula – facendo tre volte il segno della croce con la mano sinistra – la pm Alessandra Cerreti. Il 50enne è stato però prosciolto da questa contestazione. Insieme a lui erano imputati altri tre canicattinesi: Giovanni Gatto, 45 anni (Condannato a 3 anni e 1 mese) Maurizio Li Calzi, 53 anni, e Maria Marino, 46 anni, entrambi assolti.
Maurizio Li Calzi, difeso dagli avvocati Gero Li Calzi e Luigi Reale è stato assolto per “non avere commesso il fatto”. Era accusato di intestazione fittizia di beni.
Quarantacinque, invece, sono state le persone rinviate a giudizio e che dunque affronteranno il processo con il rito ordinario. Tra queste c’è Gioacchino Amico, di Canicattì, tra i protagonisti dell’intera inchiesta, e Raimondo Orlando sempre dí Canicatti. Il giudice, che ha letto il dispositivo nell’aula bunker del carcere di Opera, ha riconosciuto la contestazione principale dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, della Procura diretta da Marcello Viola, ovvero l’associazione mafiosa “costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni” criminali. Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, che si sono avvalse anche di recente, di dichiarazioni di alcuni imputati “pentiti”, erano passate per una decisione del gip Tommaso Perna che nell’ottobre del 2023 bocciò gran parte degli arresti, rigettando 142 istanze di misura cautelare su 153, poi però confermati dal Riesame e dalla Cassazione.
Degli 80 imputati che avevano scelto il rito abbreviato, accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di droga, tentata rapina, detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni, frode fiscale e omesso versamento delle imposte, riciclaggio e false fatture, il giudice ha disposto 62 condanne e 18 assoluzioni piene, dopo oltre sei ore di camera di consiglio.

