
CANICATTI’ – In un territorio in cui ogni goccia d’acqua è preziosa, la Sicilia continua ad assistere, impotente, allo spreco di una risorsa fondamentale come l’acqua potabile. È il caso della Strada Statale 410 DIR KM 6 direzione Naro, dove da mesi, una copiosa perdita d’acqua sgorga senza sosta lungo il ciglio stradale proveniente da una sorgiva.
Il danno, evidente e visibile a chiunque transiti in zona, non è solo ambientale ma anche un serio pericolo per la sicurezza stradale. Il continuo scorrimento dell’acqua sul manto stradale crea condizioni di rischio per automobilisti e motociclisti: tratti scivolosi, visibilità ridotta, formazione di muschio e danni alla pavimentazione.
Ma c’è di più. Questo episodio rappresenta una ferita aperta nel cuore della Sicilia, dove interi territori affrontano razionamenti, agricoltori sono in ginocchio per la siccità, e cittadini convivono con la paura di un futuro senz’acqua. Vedere migliaia di litri persi nel nulla ogni giorno, senza un intervento risolutivo, suona come una beffa crudele in un’isola assetata.
La domanda è inevitabile: come si può tollerare ancora questa negligenza?
Chi ha il dovere di intervenire? E quanto ancora dobbiamo attendere prima che le istituzioni affrontino con serietà un problema che riguarda l’ambiente, la salute e la sicurezza dei cittadini?
In un’epoca in cui si parla di sostenibilità, resilienza climatica e tutela delle risorse, la Sicilia non può permettersi sprechi di questo tipo. L’acqua è vita, e ogni goccia conta.
È ora di agire.
E soprattutto, per gli abitanti della contrada Giuliana (origine della sorgiva e del dissesto idrogeologico) le ambulanze e i mezzi di soccorso non riescono a passare. Questo significa che, in caso di emergenza sanitaria, la vita delle persone è a rischio. Un malore, un incidente, un semplice bisogno di assistenza può diventare una tragedia annunciata per l’impossibilità materiale di ricevere soccorso tempestivo.
La situazione è intollerabile, e chi vive lì si sente abbandonato dalle istituzioni, che sembrano ignorare non solo il disagio ma anche la violazione sistematica dei diritti di cittadinanza. La strada non è solo una via di passaggio: è un ponte verso la sicurezza, la dignità e la libertà. E a Contrada Giuliana, tutto questo viene quotidianamente negato.
È il momento che il Comune, l’ANAS, la Protezione Civile e tutti gli enti competenti intervengano con urgenza. Perché l’abbandono istituzionale è già, di per sé, una ferita. Ma quando mette in pericolo la vita delle persone, diventa un fatto gravissimo.
Contrada Giuliana, tra fango, isolamento e pericolo: una comunità dimenticata
Accanto allo spreco d’acqua sulla SS 410, c’è un’altra emergenza che colpisce duramente chi vive in Contrada Giuliana, nel territorio agrigentino. Qui, i residenti affrontano ogni giorno una situazione indegna di un paese civile: strade completamente invase dal fango, impraticabili per auto normali e spesso anche per mezzi più robusti.
Quella che dovrebbe essere una strada comunale al servizio dei cittadini è diventata un percorso a ostacoli, specialmente nei periodi di pioggia. Le terre rialzate, prive di adeguati contenimenti, riversano terra e detriti lungo la carreggiata, trasformando ogni passaggio in un rischio concreto per chi vi transita.
Ma il problema è molto più profondo e coinvolge diritti fondamentali: la libertà di muoversi, di accogliere ospiti, di tornare a casa in sicurezza. In Contrada Giuliana, non si possono acquistare auto normali — solo SUV o fuoristrada resistono alle condizioni del terreno. Un bambino con una bici o una macchinina elettrica non può giocare, una famiglia non può vivere serenamente.










