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Canicattì, “centrale dello spaccio”di crack e cocaina a Borgalino: Sesto arresto 

A Canicattì, salgono a sei gli arresti nell’ambito dell’operazione che nelle scorse settimane ha fatto luce su un traffico di stupefacenti, con base centrale un’abitazione nel quartiere Borgalino, in centro storico. Nelle ultime ore è stato arrestato Salvatore Moio, 39 anni, originario di Napoli ma da tempo residente a Canicattì. Il gip, su richiesta del pubblico ministero Gloria Andreoli, ha disposto per lui la misura degli arresti domiciliari dopo l’interrogatorio preventivo. Altri cinque indagati erano stati fermati dalla Squadra mobile di Agrigento e dai poliziotti del commissariato. Per Assunta Giustina Pia Milazzo, 25 anni, è stata applicata la misura dei domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico, perché in gravidanza. La custodia in carcere, invece, è stata disposta per Giovanni Avvenanti, 27 anni; Maria Chiara Li Calzi, 24 anni; Calogero Lo Giudice, 51 anni e Liliana Cettina Lo Manto, 56 anni. In manette anche un minore di 14 anni, affidato ad una comunità. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Calogero Meli e Ninni Giardina. Il blitz è scattato lo scorso 6 novembre quando la polizia ha fatto irruzione in una abitazione a Borgalino, in via Labirinto, con il sospetto che all’interno vi fosse in atto attività di spaccio. Ed in effetti i poliziotti, hanno sorpreso gli indagati seduti intorno ad un tavolo mentre confezionavano stupefacente. In particolare sono stati rinvenute 59 dosi di crack ed una sessantina di cocaina oltre a sei bilancini di precisione, due bilance elettroniche e materiale utile alla suddivisione della droga. Durante la perquisizione, inoltre, sono stati trovati 20 mila euro in contanti. Ad una delle indagate, Assunta Giustina Pia Milazzo, vengono contestati anche i reati di furto di energia elettrica e resistenza a pubblico ufficiale per avere creato un allaccio abusivo in casa e tentato di aggredire un ispettore della polizia durante la perquisizione. Secondo il gip Alberto Lippini, che ha disposto gli arresti, il gruppo operava con modalità “professionali e radicate”, utilizzando sistemi di videosorveglianza, vedette e persino il minore nelle attività di spaccio. Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e collegamenti con altre piazze di smercio nella provincia di Agrigento.

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