
Renato Salamone, marito di Marianna Bello, in una lettera pubblica ringrazia i soccorritori, le forze dell’ordine, istituzioni e cittadini che sono stati impegnati nelle ricerche: “Trovare le parole non è mai facile. Ma le parole in questi giorni, quelle sincere, mi hanno aiutato tanto. In questi lunghissimi giorni ho sofferto come non auguro a nessuno e sto continuando a farlo in silenzio e con il cuore che mi strappa il petto. Oggi voglio però ringraziare pubblicamente e tramite la stampa che ci è stata vicina, alcune persone che non dimenticherò mai e che sono state famiglia senza guardare orari e togliendo tempo ai propri cari per darlo alla mia Marianna. Il mio primo ringraziamento va a Francesca Roberto, dirigente della Polizia di Stato e al sovrintendente Raffaele Castaldo per esserci stati dal primo all’ultimo istante con delicatezza e schiettezza e perché hanno deciso di far passare Marianna per l’ultima volta sotto la Valle dei Templi che lei amava tanto nel tragitto tra quel luogo maledetto del ritrovamento e Favara. Ringrazio poi il comandante dei Carabinieri della Tenenza di Favara Paolo Scibetta che non si è mai sottratto al suo dovere prima di uomo e poi di carabiniere e per le parole che ogni giorno ha avuto per me e per il resto della famiglia. Ringrazio la presidente di Aica Danila Nobile per tutto quello che ha fatto e per i mezzi che ha fatto arrivare a Favara già dal primo giorno. La ringrazio anche per il supporto morale che continua a darmi ogni giorno anche telefonicamente a qualsiasi orario e per la sua delicatezza nel cercare di farmi capire quello che ancora forse non mi è del tutto chiaro”. “Ringrazio anche – continua Renato Salamone – l’addetto di Aica Gabriele Terranova che è entrato a far parte della nostra famiglia e che non ha mai fatto mancare la sua presenza fisica e morale durante e dopo le operazioni di ricerca. Ringrazio il sindaco di Favara Antonio Palumbo e la moglie Enza per esserci sempre stati e per aver lottato giorno e notte con noi. Non per ultimo voglio ringraziare Gaetano Faija, Gaspare Vecchio, Giovanni Bellavia e Amedeo Restivo: cugini, amici, fratelli per me che notte e giorno sono stati svegli e attivi senza mai fermarsi e senza badare a nulla cercando anche di strapparmi un sorriso. Ringrazio i vigili del fuoco, i volontari e tutte le forze dell’ordine che hanno lavorato per riportare a casa Marianna e farla finalmente riposare in un luogo sicuro. Grazie a tutti coloro che hanno pregato e sperato. Adesso Marianna è a casa e un giorno saremo nuovamente tutti insieme felici”.
La morte di Marianna Bello, la 38enne di Favara travolta e inghiottita dalla furia dell’acqua il 1° ottobre, è ora al centro delle attenzioni della Procura di Agrigento.
Manca ancora l’ufficialità, ma secondo fonti vicine agli ambienti giudiziari il procuratore Giovanni Di Leo avrebbe già disposto i primi approfondimenti per accertare eventuali responsabilità, con un fascicolo che si profilerebbe per omicidio colposo.
Le indagini, affidate ai carabinieri, sono coordinate dal sostituto procuratore Gaspare Bentivegna, presente sul luogo del ritrovamento del corpo — lungo il corso del fiume Naro, a Cannatello — domenica mattina. L’inchiesta ruota attorno a diversi punti chiave:
le grate del collettore che sarebbero state rimosse, il piano di protezione civile, l’allerta meteo gialla diramata dalla Regione Siciliana nel giorno del nubifragio, e la manutenzione del sistema di drenaggio che da anni convoglia l’acqua piovana in quella zona. «Crediamo sia fondamentale trovare i responsabili di tutto ciò – ha dichiarato il legale della famiglia Bello-Salamone –. Bisogna capire se ci sono eventuali responsabilità all’interno della Protezione civile regionale, che il giorno della tragedia aveva diramato solo l’allerta gialla, e se il convogliatore sia stato manutenuto correttamente negli anni». Ora dopo le lacrime, resta una sola parola d’ordine: verità.
Per Marianna, per la sua famiglia, per una comunità che non accetta più il peso dell’indifferenza.
