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Consulta chiede incontro a vertici Aica: al netto degli appetiti della peggiore politica, occorre ricominciare a lavorare 

La Consulta di AICA, Presidente Alvise Gangarossa, scrive:

Al Presidente dell’Assemblea dei Soci di AICA dott. Salvatore Di Bennardo

Al C.D.A. di AICA

Al Direttore Generale di AICA

e p.c. A Sua Eccellenza il Prefetto di Agrigento dott. Salvatore Caccamo

al Presidente di ATI dott. Giovanni Cirillo

Oggetto: reitero richiesta d’incontro al Presidente Di Bennardo, al C.D.A. di AICA, al Direttore Generale.

Come già richiesto con lettera del 10 agosto 2025, la scrivente reitera la richiesta di incontro alle S.V. dato che il dialogo e il confronto tra organi statutari è un dovere previsto dallo statuto e non

può essere subordinato o piegato alle personali simpatie (o antipatie) di chi occupa di volta in volta i vari ruoli. Sottolineato questo aspetto fondamentale, la Consulta ha già richiesto nella precedente

comunicazione una serie di chiarimenti ai destinatari della presente e dal momento che condividiamo con la Presidente di AICA lo zelo per la Verità, la Giustizia e la Trasparenza, siamo costretti a reiterare le già menzionate richieste del 10 agosto e la richiesta di incontro per la quale ci

aspettiamo un celere riscontro.

La spinta propulsiva impressa dalla Presidente del C.D.A. Danila Nobile ha sicuramente destato

interesse nell’opinione pubblica, come nella Consulta, generando una sorta di polarizzazione tra

ammiratori e detrattori del suo protagonismo. La Consulta dal canto suo non appartiene a nessuno

dei due schieramenti descritti, ma per il momento si limita ad osservare e a richiedere il rispetto

delle regole statutarie sia per quanto riguarda il dovere di trasparenza dell’azienda pubblica, che per

il rispetto delle prerogative e dei ruoli che lo statuto assegna a vari organi (il Presidente del C.D.A.,

il C.D.A., il Direttore Generale, l’Assemblea dei Soci…). Per emettere giudizi sull’operato di questo

C.D.A. attendiamo i risultati che esso produrrà. L’accelerazione impressa dalla neo nominata

Presidente ha certamente forzato il rispetto rigido dei ruoli statutari, ma, comunque si voglia

giustificare queste politiche non si può prescindere dall’osservanza delle regole imposte dallo

statuto, dei ruoli dei vari enti che governano il Servizio Idrico Integrato, i quali vanno ben oltre i

poteri e le responsabilità del Presidente del C.D.A.

Questi concetti sono ben chiari in tutte le comunicazioni della Consulta, oltre all’altrettanto chiara

visione della responsabilità della politica e dei politici, in Regione, in ATI e tra i Soci, nella

condizione di estrema sofferenza del Gestore e del servizio reso ai cittadini. Per questo è

fondamentale alzare il livello della discussione al fine di portare il tema del risanamento aziendale e

della risoluzione della crisi idrica nei luoghi deputati a farlo, in ATI e in Regione. AICA dal canto

suo e nonostante l’amore per la Trasparenza del nuovo corso, è ancora inadempiente nella

pubblicazione del Bilancio consuntivo del 2024, nella pubblicazione dei Bilanci previsionali,

nell’elaborazione del piano di risanamento aziendale che va elaborato dal C.D.A., dal Direttoregenerale e dal Collegio dei Revisori, in relazione agli indirizzi programmatici e normativi

dell’assemblea dei Soci, il tutto con la imprescindibile condivisione e approvazione dell’ATI, senza

il quale ogni iniziativa economica da parte del Presidente del CDA, o di ogni altro organo, risulta

illegittima.

Vi sono poi altri elementi di estrema preoccupazione che potrebbero vanificare le speranza di tutti

coloro che vedono per AICA una “luce in fondo al tunnel”: le multe comminate da ARERA per aver

mancato gli obiettivi di qualità del servizio nel biennio 2022/2023, del valore complessivo di circa €

2.700.000 e il grave richiamo fatto dalla Corte dei Conti all’ATI per non aver inviato la

documentazione necessaria alla corretta definizione della tariffa. Questa condizione può portare

ARERA a ridefinire la tariffa del Gestore al ribasso portando il moltiplicatore tariffario “TETA” a

0,9 (oggi è superiore a 1). Le conseguenze sarebbero disastrose per la condizione finanziaria del

Gestore e le responsabilità sono in capo ad ATI per non aver trasmesso la documentazione completa

o per non aver controllato AICA nella trasmissione di tale documentazione.

Apprezziamo e condividiamo l’attenzione della Presidente alla difesa degli interessi del Gestore, per

questo la invitiamo insieme a tutto il C.D.A. ad unirsi alle richieste che la Consulta rivolge da

sempre a tutti gli Enti che governano il Settore Idrico, sui cosiddetti nodi strutturali, senza risolvere

i quali si rischia di generare nell’opinione pubblica false speranze, perdere tempo che non abbiamo e

ingrossare il danno erariale fin qui generato. Ci riferiamo ai rapporti con il sovrambito Siciliacque,

alla cessione delle reti, delle infrastrutture e delle utenze del Voltano e del Tre Sorgenti, alla

cessione del servizio di Palma e Camastra (ogni altra pretesa di questi due comuni è totalmente

illegittima), alla cessione delle fonti idriche dei Comuni salvaguardati ex art. 147, per previsione

dell’art.144 del dlgs 152/2006 e alla mai avvenuta verifica dei requisiti delle relative salvaguardie.

Ricostituita la leggitimità delle condizioni richieste dalla norma per ATI e AICA vi è poi da

ricominciare a lavorare ad un programma infrastrutturale serio e prioritario, questo al netto degli

appettiti della peggiore politica che ancora governa i vertici delle istituzioni (attenzionata dalla

procura).

Vi sono in conclusione due temi fondamentali, ma mai adeguatamente affrontati in passato: 1) un

piano serio di riorganizzazione aziendale che metta al centro la valorizzazione delle competenze

esistenti in AICA, con un sistema che premi il merito (e disincentivi i comportamenti inadeguati). 2)

la risoluzione tecnica dei problemi derivanti da un software gestionale per tariffazione, bollette e

fatturazioni rivelatosi inadeguato e inefficiente rispetto al precedente. La cosa sarebbe all’origine

della mancata erogazione del bonus idrico, inadempienza grave da noi segnalata già nel 2022, con

impreviste ricadute sul bilancio dell’azienda e sugli aventi diritto che non l’hanno ricevuto.

Torniamo quindi a chiedere di incontrare le S.V. per contribuire al percorso di risoluzione delle criticità aziendali e del SII.

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