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Inchiesta sui clan agrigentini: 23enne resta in carcere, gli indagati scelgono la via del silenzio

Al via gli interrogatori di garanzia dei tredici indagati raggiunti da provvedimento di fermo nelle scorse ore nell’ambito del blitz dei carabinieri che ha nuovamente colpito duramente le cosche mafiose di Porto Empedocle e Villaseta. In molti hanno scelto la via del silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere. I giudici, diversi quelli che trattano le posizioni degli indagati, dovranno necessariamente esprimersi sulla convalida del fermo, e sull’eventuale misura cautelare da applicare, entro domani pomeriggio. Gli indagati sono: James Burgio, 33 anni, di Porto Empedocle; Pietro Capraro, 39 anni, di Agrigento (alla quinta cattura in 8 mesi); Salvatore Carlino, 35 anni, di Canicattì; Gaetano Licata, 41 anni, di Agrigento e Alessandro Calogero Trupia, 36 anni, di Agrigento; Antonio Crapa, 54 anni, di Favara; Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento; Vincenzo Iacono, 48 anni, di Agrigento; Salvatore Lombardo, 37 anni, di Agrigento; Agostino Marrali, 28 anni, di Palermo, residente a Porto Empedocle; Salvatore Prestia, 44 anni, di Porto Empedocle; Simone Sciortino, 23 anni, di Agrigento e Cristian Terrana, 32 anni, di Agrigento. Ad undici dei tredici indagati viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzato al traffico di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso. Tra le contestazioni, a vario titolo, anche quelle di tentata estorsione, danneggiamento a seguito di incendio, porto e detenzione di arma sempre aggravati dal metodo mafioso.  In realtà oggi gli interrogatori sono stati 12, infatti, ieri si è tenuto quello di Simone Sciortino.

Il fermo non è stato convalidato, ma resta in carcere. Questa la decisione del gip del tribunale di Caltanissetta Santi Bologna, nei confronti di Simone Sciortino, 23 anni, di Agrigento.  Il gip non ha convalidato il fermo ma ha applicato lo stesso la misura cautelare in carcere, nonché si è dichiarato incompetente per territorio disponendo la trasmissione degli atti ai magistrati della Dda di Palermo. Simone Sciortino resta detenuto nel carcere di Caltanissetta. L’indagato, difeso dall’avvocato Alba Raguccia, nel corso dell’interrogatorio si era avvalso della facoltà di non rispondere. E’ accusato di far parte del clan mafioso di Villaseta e, in particolare, sarebbe stato un componente del gruppo di fuoco che ha messo a segno almeno cinque intimidazioni, con auto incendiate e pistolettate contro case e attività commerciali, sempre per contrasti legati al mercato della droga, debiti non pagati o spaccio senza autorizzazione, in tutti casi deliberati dal carcere dal 33enne James Burgio, ritenuto a capo del clan.

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